Certe cose non cambiano mai.
Altre, per fortuna, sì.

venerdì 19 ottobre 2012

Cronaca di giorni marziani.

Ode alle giornate storte e agli uffici inutili!
Da un paio di giorni combatto una battaglia accanita contro il fato avverso e una serie imprecisata di impiegati utili come una pozzanghera di fango in mezzo alla strada quando hai le ballerine bianche.


Iniziamo con il tipo che non sapeva esistesse l'ufficio che cercavo. Ufficio il cui nome, peraltro, è inciso in una targa metallica grande come il mio culo molto evidente dalla strada. Al mio insistere, scusi sa ma è scritto pure lì sulla porta, ribatte pensoso: se lo dice lei, signorina, lo cercheremo insieme.
Perbacco! Un cavaliere che parte con me all'avventura! Frodo Baggins e Samwise Gamgee devono essersi sentiti proprio come me, alla inizio di questa impresa epica.
Dopo un minuto dalla partenza, una tipa dall'aria scazzatissima ci dice (a me e al suo collega, che ops! Sopresa, lavora proprio lì!) che per accedere all'ufficio bisogna passare dall'altra porta.
Quella con scritto "Ufficio Sport".

Pigolo che non capisco fissando il pavimento, ma come, io credevo... La targa diceva...
Rauss, giovane rompicoglioni, vai dall'altra parte.
E vado.

Qui un signore altrettanto pieno di buona volontà mi spiega che uh no, l'ufficio non è aperto il pomeriggio. Con tono fintamente coraggioso rispondo che il sito internet, quel maleducato, dice che l'ufficio chiude alle 4 di pomeriggio, ma lui ribatte occhieggiando intorno - giuro! - che l'ufficio è aperto, dopo pranzo, solo in casi "eccezionali"...
E fa pure il gesto con la mano, quello che indica "capisc' ammè".
Non voglio sapere se i casi eccezionali siano orge e simili, o semplicemente se lui sia il peggior comunicatore della storia.
Me ne vado.


Nell'ufficio successivo - una volta partita per la missione uffici io la porto avanti con rigore, neh, mica mi lascio scoraggiare! - trovo un raggio di sole. Parzialmente annuvolato.
La tipa è la vincitrice ufficiale di Miss Scazzo 2012, sbuffa a voce altissima in mezzo all'ufficio e leva da sotto gli occhi della gente carte che stanno ancora consultando. Però, ed è un però importante, mi da delle cose che mi servono, elenchi di agenzie e aziende di zona, e quindi le perdono anche quell'antipatico battere i tacchi sul pavimento che rompe tanto le palle a tutti.
Ma me ne vado in fretta, per proteggere le mie carte.


Spinta dall'illusoria idea che la sfiga si sia stancata di seguirmi in giro per la città stile maniaco, mi dirigo all'ultimo ufficio del mio elenco. E qui ricevo la peggiore delle impressioni (tutt'altro che positive) finora avute.
La tipa allo sportello mi fissa perplessa, come se non capisse le mie parole, la mia lingua. Le spiego che sarei interessata a parlare con un consulente per discutere alcune cose in tema di lavoro.
La sua risposta? Eh, ma non c'è.
Chi, il consulente?
No, il lavoro.

Non so nemmeno bene cosa ho risposto. Credo di aver insistito un attimo per spiegare che non ero lì perchè loro mi dessero un lavoro, ma per parlare con qualcuno che potesse avere un'idea della realtà cittadina un po' più precisa della mia, che sono qui da 10 giorni scarsi.
Risposta Non Pervenuta.


Volendo trovare in questo peregrinare inutile una qualche forma di senso, potrebbe essere: non affidarti a nessuna forma di aiuto, sostegno o impegno istituzionale.
Apparentemente non sono in grado di darne.


Vabbè, tutto serve. Anche le giornate storte.

Che poi mica va tutto storto! Ieri sera ho partecipato al mio primo Meeting qui, stasera vedo una vecchia amica dopo... mmmh, un sacco di tempo, e domani vado a trovare l'amicadell'incoraggiamento.

Manca solo 'sto cacchio di lavoro per dire che va tutto bene! :D

martedì 16 ottobre 2012

Sunny days.

La musica di Miles Davis mi tiene compagnia, la luce del sole mi batte sulla schiena, da dietro la tenda bianca. E' una bella giornata, una mattinata luminosa.

Sono in città da pochi giorni, e mi piace. Mentre la scorsa settimana è stata piovosa e nonostante i migliori propositi il tempo uggioso influenza il modo di percepire un po' tutto, da un paio di giorni tutto è bagnato nella luce chiara e fredda del sole. L'aria non si risparmia le basse temperature e la voglia di piumone la mattina mi morde le caviglie come un chihuahua rompipalle, ma mi sento bene.

La mia nuova casetta, luogo di rifugio e calore per i prossimi 2 mesi (poi si dovrebbe cambiare causa forza maggiore, ma 2 mesi sono un saaaaaacco di giorni a pensarci bene) è bella, colorata, ariosa. Da sul fiume, non proprio direttamente ma quasi, c'è solo una stradina sterrata fra il cancello e l'acqua, che sembra quasi ferma a vederla dal ponte ma poi da vicino non lo è.


In questa casa io organizzo le mie giornate, le ore di ricerca su internet di offerte e informazioni, poi esco e vado dove devo.

Mi sono data dei punti, non molti a dire il vero, diciamo delle linee guida da seguire per la ricerca di lavoro che -inutile dirlo- spero mi portino nel breve periodo a trovare qualcosa di buono.

. cercare sempre delle informazioni sulle società in cui porto il CV, tanto per differenziarmi un minimo dalla macchina-spara-CV che li lascia indifferentemente alla multinazionale e al tabacchino di quartiere - alla fiera del lavoro cui ho partecipato la scorsa settimana c'erano gruppi di persone che facevano la fila davanti a stand tipo Esselunga senza avere la minima idea di chi fossero o cosa facessero: come cacchio ti presenti per un lavoro se non sai manco cosa fa l'azienda?

. avere un atteggiamento positivo, ma positivo davvero. Se è vero come dicono i saggi che la nostra attitudine cambia tutto io non posso permettermi di sembrare impaurita, stanca, scazzata. Non posso proprio, questo è il momento di sfoderare sicurezza e convinzione, competenze e qualsiasi cosa buona possa venire in mente.

. non voglio dovermi sminuire, non voglio presentarmi ad un colloquio rispondendo "qualsiasi cosa" alla domanda "cosa sta cercando?" o "cosa pensa di poter fare per noi?". Non voglio perdere coraggio nè fiducia in me, nè sentirmi una specie di fallita.

Perchè stavo pensando proprio ora che non avere lavoro fa MALE.
Non è solo la mancanza di soldi e, conseguentemente, di indipendenza. Non è solo la voglia di vacanza o di qualcosa di nuovo che non si può soddisfare. E' il senso di inutilità, di mancanza di senso, di scopo. Se si hanno altre "cose" importanti come una casa da mandare avanti, una famiglia di cui occuparsi, allora forse è diverso, anche se non so se meglio o peggio.
Per me, che sono venuta apposta qui per trovare un lavoro, la mancanza è abbastanza totalizzante.
Fa sentire un po' bloccati.
Ad esempio avrei voglia di scrivere, di buttare giù la trama del libro che mi è venuto in mente (yup!) ma mi sento quasi in colpa a farlo, non è il momento, prima trova il lavoro, poi dedicati ad altro...
E così si rimandano tante cose, e si perde un po' della bellezza della vita.


Non voglio. Non voglio arrendermi a questi pensieri, voglio concentrarmi sulle possibilità, sulle cose migliori.

Domani incontro una persona nuova, sono già contenta a pensarci.

Voglio fare un album web di foto da mandare a casa, così le persone che amo possono condividere il posto in cui vivo.

Voglio prepararmi e uscire e mostrare al meglio ciò che sono. Perchè nessun potenziale datore di lavoro mi potrà far sentire una persona di scarso valore.

giovedì 11 ottobre 2012

Avevo dimenticato.

Sensazioni già note che si ripresentano, in situazioni analoghe, e ti fanno ricordare che ci sei già passata, che hai già affrontato certe cose, che ne sei già uscita vincente più di una volta.


Avevo dimenticato l'istante di vuoto allo stomaco di svegliarsi in una casa che non è tua, in un letto prestato per qualche giorno, assaporando quell'istante di panico mentre pensi: oddio, che sono venuta a fare qui? E non conta quanto hai voluto partire o quanto sia stata una tua decisione, quel momento arriva a prescindere.

Avevo dimenticato la mancanza di calore familiare dopo tanti mesi di vita a casa, il poter cercare liberamente manifestazioni di affetto come un gatto che ti si struscia alle caviglie, potersi aprire spiegando i dubbi e le paure e ricevendo sempre una parola giusta.

Avevo dimenticato quei dubbi e quelle paure di aver sbagliato strada un altra volta, di aver confuso un sogno con la realtà e di essersi imbarcata in una situazione tutt'altro che semplice, tutt'altro che chiara, tutt'altro che tutto.

Avevo dimenticato cosa vuol dire cercare di crearsi una vita quasi da zero in un contesto in cui tutti hanno già le loro vite, i loro ritmi, le loro priorità. E tu annaspi un attimo sentendo una solitudine non cercata e non voluta.

Avevo dimenticato anche, però, l'accoglienza disinteressata di persone che ti hanno visto una volta in vita loro e ti aprono casa, ti accolgono, ti raccontano, ti aiutano con le mappe e ti riempiono le mani di informazioni e indicazioni. Così, perchè sei tu e a loro fa piacere aiutarti.

Avevo dimenticato quanto una visita ai parenti e a certi splendidi amici, alla vigilia del nuovo inizio, potesse fare bene. Quanto le facce sorridenti e certe parole, vieni quando vuoi, fammi sapere come va, ricordati che per qualsiasi cosa ci siamo, siano preziose se dette con il cuore, facciano sentire davvero meno soli.



Avevo dimenticato le volte in cui mi sono già trovata in mezzo a certe correnti. Le sensazioni che pungono e il desiderio di richiudersi a riccio e aspettare che passi la paura.






Ma siccome la paura non passa, io ora mi scuoto un po' e passo all'attacco: mi trucco per sentirmi più bella, prendo i miei libri e le mie carte e vado, la città mi aspetta, l'ipod è carico, io pure.



Ah!


(ovviamente sono apertissima ad abbracci virtuali, ecco)

lunedì 1 ottobre 2012

Mi vedo.

Mesi di calma, anzi di caaaaaaaalma.
Quella calma che sa di lentezza fisica e mentale, di stimoli scarsi, di sogni che se non s'infrangono almeno si incrinano e fanno qualche crepa.
Che ti fa sentire come se sapessi di muffa.

E improvvisamente le cose non solo si muovono. Caracollano in avanti, con una rapidità che ti porta a decidere tutto quello che hai rimandato troppo a lungo.


Stamane ho trovato due mail.

La prima è di un'amica, che mi invita a partecipare ad un congresso sul lavoro che si terrà proprio nella città in cui voglio andare. 2 giorni di approfondimento e ricerca che, se anche non dovessero sfociare in nulla di concreto, mi daranno la possibilità di dare un'occhiata in giro. Mi sono iscritta all'istante.

La seconda è di un'altra amica che mi dice che una sua conoscente ha una camera libera in casa e potrebbe, per i primi mesi, affittarmela. Questo risolverebbe l'annoso problema contratto-sì, contratto-no, contratto-forse, anticipi e cauzioni e allacci  delle utenze e tutto il resto, almeno finchè non inizio a lavorare. Le ho scritto all'istante ringraziandola della disponibiltà e chiedendo maggiori info sulla casa, la posizione ecc.

[ho scritto "amiche" parlando di queste due donne così disposte ad aiutarmi. In verità una delle due non l'ho mai vista, è una conoscente di mia madre; l'altra è amica di mia zia, e io l'ho vista una sola volta in vita mia. Eppure le sento amiche, sento il loro supporto e l'aiuto che mi stanno dando. Senza ricevere nulla in cambio se non la mia gratitudine.]


E così, al contrario delle mie aspettative di affrontare il futuro piano piano e con profonde, serie (e spesso inutili) seghe mentali ponderazioni, ho deciso.
Questo fine settimana parto.
Vado su, vado via.

Ci sono solo poche cose da organizzare.
Domattina porto la macchina a fare il check up. Che si sa è sempre meglio partire col carburatore a posto.
Devo decidere cosa portare su, come organizzarmi. Non troppa roba, non so neppure quanto spazio avrò a disposizione e non voglio vivere come un'accampata.
Voglio salutare alcune persone, quelle che in questo anno e mezzo qui mi hanno fatto sentire bene, hanno parlato e riso e chiacchierato con me, si sono confrontate e mi hanno ascoltato quando scleravo. Voglio ringraziarle per la loro amicizia.


Improvvisamente mi vedo di nuovo viva, in movimento, piena di aspettative, con la voglia di vivere il futuro e non solo di rimuginarci su.


venerdì 28 settembre 2012

Piccoli progetti crescono.

E' buffo scontrarsi con quelle briciole di assurdo che la vita si diverte a disseminare sul percorso, giusto per farsi due ghignate alla faccia tua.

La ricerca della via di fuga è sempre in atto.
Ora, individuata la meta, mi sto confrontado con le due grandi incognite: casa e lavoro.

Tutti sanno che il lavoro si trova sul posto (è uno di quegli assiomi tipo la lingua straniera la impari solo vivendo nel paese in cui si parla) e quindi mi sono detta: parti da qui con indirizzi di società e agenzie, mettendoti in mente di scarpinare fino a consumarti le scarpe per la città e sapendo che ci vorrà un po' di tempo e tanta testardaggine e determinazione.

Ma la casa? La casa serve da subito, ecco.
Anche se un po' di persone mi hanno detto "per il primo periodo puoi stare da noi", ed è una cosa che apprezzo tantissimo, ma mi dico quanto è questo primo periodo? Non puoi mica chiedere "eh ma per quanto?" perchè fa tanto brutto.
Sarà una settimana? In una settimana, salvo botte di culo fotoniche, il lavoro non arriva. Sicchè poi sarei nella stessa situazione, solo una settimana dopo.
E non posso manco pensare di dire "facciamo che sto da te finchè non trovo lavoro" perchè so che potrebbe richiedere dei mesi, porca paletta.

Io mi vedo sempre più a vivere in una chiccheria simile, con tutti i confort:



La questione affitti è intrigante. Affittano solo se hai un contratto, e affittano solo da un anno in su. Quindi prima il lavoro e poi la casa. E intanto? Residence! Ma hanno prezzi proibitivi, secondo me - come puoi chiedere un migliaio d'euro per una camera ammobiliata con angolo cottura? In quale spigolo del cervello ti si sono fermati i criceti per fare richieste simili?


Comunque, il progetto continua a crescere. Si scontra quotidianamente con i miei dubbi ma va avanti.
Vedremo chi l'avrà vinta!


...consigli, suggerimenti, pareri, tutto ben accetto!
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...