Certe cose non cambiano mai.
Altre, per fortuna, sì.

giovedì 19 luglio 2012

Domattina.

Io i compromessi li odio.
Nella vita letterario-cinematografica i personaggi non scendono a compromessi.
Nè con se stessi, nè tantomeno con gli altri.

Vanno dritti per la loro strada e alla fine trionfano. O marciscono, insomma.
Comunque, non li accettano.


Domattina vedrò la persona che mi ha proposto una collaborazione di lavoro.
Dopo due incontri di spiegazioni, chiarimenti, approfondimenti e tutto il resto, va in scena il classico "o la va o la spacca". O ci mettiamo d'accordo in modo definitivo oppure smettiamo di parlarne che tanto non serve.


Quello che sto cercando di dirmi, da due giorni a questa parte, è che io di compromessi ne devo accettare. E fin da subito, tanto per rendere il boccone già mezzo indigesto.
Perchè le condizioni di lavoro potrebbero non essere ideali, perchè la personalità del(l'eventuale) capo mi è a dir poco ostica, perchè la scarsa chiarezza mi lascia sempre un po' di prurito addosso. Un disagio.


Però, c'è da dire che aspetti positivi potrebbero essercene.
E il momento forse non è proprio quello di fare i supersofisticati, no?


Comunque domattina andrò lì col mio brevissimo elenco di conditio sine qua non da rispettare, perchè va bene il bisogno e il desiderio di lavorare ma il rispetto di sè meglio non perderlo (quanto meno per questo, potrebbero esserci tante altre valide ragioni!)
Mi sono consultata con alcune persone, ho ascoltato i loro suggerimenti e poi ho elaborato i pensieri.


Quello che vorrei dall'incontro di domattina è una sferzata di entusiasmo, di voglia di mettersi in gioco, di iniziare una cosa nuova e interessante.



P.S.: non posso negare che a volte si senta il bisogno anche di piccole, ingiustificate e inspiegabili soddisfazioni. Per cui, se non dovesse andare in porto, voglio essere io e non lui a dire "grazie per la chiacchierata interessante, ma ritengo che entrambi stiamo cercando qualcosa di diverso. Arrivederci."

domenica 15 luglio 2012

Randomly silly.

Ovvero quando i colpi di calore, o la stupidera tipica della 14enne, ti travolgono Juppi e Jeppi, i 2 neuroni rimasti nella testa. E non ci capisci più un tubo.

In rigoroso ordine sparso:

. sabato mattina (udite udite) ho fatto un colloquio di lavoro. Ebbene sì, ebbene io.
E' stato molto divertente assistere, quasi come uno spettatore esterno, alla scenetta che offrivamo: da un lato del tavolo io, in camicetta-gonnellina al ginocchio-tacco alto da "sì certo sarà pure un colloquio ma ci sono quasi 30° e non sono le 9, quindi mi prendo la licenza poetica di venire coi sandali". Dall'altro lui, coriaceo ometto dall'età indefinibile (65? diciamo anche 70?) che è partito con il più classico "parlami di te mia cara, e che aspirazione hai, e come vedi questo paese, e come identifichi bla bla bla" per poi passare a "morti de fame, semo 'n paese de morti de fame, non c'è più voja de fa' niente, i giovani d'oggi so' 'na disgrazia, dei cretini senza cervello e senza spina dorsale!"
Io annuivo composta, sentendomi vagamente preda di qualche scherzo del destino, con la voglia di ridere e l'espressione tirata da gatta sul tetto che scotta.
Il progetto, nonostante la presentazione non proprio esaltante (...) sembra intrigante. Ovviamente c'è da capire quanto sia serio e quanto non sia, invece, superfuffa -dai, speriamo tutti insieme di NO.

. venerdì pomeriggio sono stesa sul lettino del kinesiologo, che cerca di sondare gli insondabili e misteriosi problemi che ho alle articolazioni. Essendo un approccio olistico, per capire se ci sia un'origine psicologica o emotiva mi invita, fra mie risatine, a scandire la tabellina del 2 (giuro) e poi a intonare una melodia senza parole.
Ghignando inizio, e in pochi secondi realizzo, con un sussulto di sgomento, che sto intonando la marcia nuziale.
LA MARCIA NUZIALE.
IO.

Con un salto di tono degno di un sordo dalla nascita cambio la melodia inserendo dei pereppeppè - turuttuttù e la faccio diventare una cosa scema e priva di senso, giusto per evitare la risatina sardonica del dottore accompagnata dall'inevitabile domanda "abbiamo voglia di sposarci, eh?"
Argh.


. da qualche notte a questa parte faccio sogni. E fin qui, tutto ok.
Il fatto è che i sogni riguardano me e svariate altre persone, di sesso opposto, coinvolti in quelli che si potrebbero definire incontri ravvicinati di quel tipo (non tutte insieme, ndr). La cosa assurda è che le persone le conosco, voglio dire non sono i classici sconosciuti senza volto su cui fantasticare un attimo e da dimenticare subito dopo. Sono amici, conoscenti, ma soprattutto sono dei CRETINI. Giuro.
Sogno questi coinvolgimenti molto fisici con gente di cui conosco la stupidità aberrante, con tanto di particolari che eviteri di discutere proprio a gran voce, e la mattina mi sveglio e mi dico: capperi, ma tutto 'sto popò di esercizio ginnico proprio con un pirla del genere? Ma non poteva essere il vicino di casa tenebroso? Il commesso del negozio di lampadine? Un tizio qualsiasi? Proprio quel demente lì?
E mi do della scema.


Non so bene cosa voglia comunicarmi il cervello, ma temo sia comunque tardi per porre un rimendio.

mercoledì 11 luglio 2012

Strade da prendere.

La finestra aperta alle 4 di mattina (con zanzariera abbassata, ovvio!) permette a quell'arietta leggera, fresca e riposante di accarezzarti la pelle e farti pensare: che bello.
 

Ovvero, alle 4 io consiglierei a tutti una bella fase REM avanzata, possibilmente con sogno incluso di supereroi a caso; ma io consiglio bene e razzolo male, quindi stamattina ero lì a godermi qualche respiro che non sembrava colla liquida e a riflettere su alcune cose.

[premessa: avendo sempre preferito la notte al giorno, sono convinta che i pensieri migliori vengano fuori fra le stelle. Per questo in genere se non dormo, la notte penso a un casino di cose.
Stanotte è stata la sagra del "ti prego staccati, cervello. ti prego. eddài"]


E' da giorni che cerco di convincermi dell'assoluta necessità di rientrare nel mondo-del-lavoro.
Quello spazio-tempo che caccia via a pedate gente della mia età, che la frustra (e a volte le frusta pure) cercando di convincerla che occupare un sacco di ore a far cose che spesso non piacciono (e se piacciono è già una botta di culo enorme) per aver in cambio uno stipendio, sia la cosa migliore e più saggia in cui investire il proprio tempo.

Quel mondo in cui spesso ad un impegno oggettivo corrisponde uno stipendio che non fa realizzare le proprie ambizioni: comprare una casa, mantenere una famiglia, continuare a studiare, e via andare.

Non è così per tutti: ci sono persone felici del lavoro che fanno, soddisfatte dei soldi che prendono e degli impegni da portare avanti. Non dico che le invidii, perchè l'invidia è 'na brutta bestia come si dice: ma sono felice per loro, le "uso" per ispirarmi.

Io stamane, nell'arietta frizzantina come un prosecco gelato, mi dicevo: sono pronta? Per cosa?
Sono pronta a tornare a fare un lavoro d'ufficio (la maggior parte dei lavori fatti sono stati d'ufficio) per prendere un migliaio d'euro (più o meno) che, tolte le spese di un affitto e le rate dell'auto, mi premetterebbero di campare e arrivare alla fatidica fine del mese?
Sono pronta a farlo? Perchè da lì sono già scappata, e non una volta, per concedermi il lusso (lo so che è un lusso) di tentare di fare ed essere qualcosa di diverso.


Sono ad un bivio. 
Da una parte il bisogno di soldi, di stabilità economica (mi fa sentire un'opinionista politica usare questi termini) mi spinge a dire: prendi quel che capita. Non arrivare alla fine dei fondi che hai da parte, tanto lo sai che se vuoi costruire qualcosa ti serve lavorare, non sei mica la figlia dei Rothschild.
Dall'altro i pensieri mi girano nel cervello come strascichi di seta: non tornare a fare qualcosa che non amavi per poi sentirti di nuovo in gabbia; continua a perseverare, dedicati a ciò che ami; non smettere di pensare di poter DAVVERO diventare ciò che vuoi.

Quando i pensieri occupano la mente anche alle 4 di mattina, mentre l'aria fresca inviterebbe a dormire e le lenzuola non sembrano riscaldate dal phon, vuol dire che si sta avvicinando il momento di prenderla, 'sta maledetta decisione.








Aaaargh.

lunedì 25 giugno 2012

Think!

Come dice il saggio, prima pensa e poi parla.

Il pensiero, attività che ad alcune persone deve costare troppa fatica visto il caldo, il tasso di umidità, Giove in combutta con Saturno ecc ecc, dovrebbe servire a rendere le idee chiare e comunicabili.

Ovvero a parlare di cose che si capiscono in modo comprensibile.


Questa mattina ho trovato un invito su cui riflettere:

 "Prima di parlare, pensa:
. è vero?
. è di aiuto?
. è illuminante?
. è necessario?
. è gentile?"

Ultimamente mi sono molto lamentata, fra me e me e a volte anche fra me e il resto del mondo, di quanto poco mi piaccia come vanno le cose.
Tutto mi sembra falso, poco aderente alla realtà (che io immagino o che vorrei, ovvio) e tante persone mi fanno sentire fuori luogo, senza senso, senza importanza.
Odio-odio-odio.
Rabbia, impotenza, un po' di vittimismo.
Non mi capiscono. Non gli interessa di capirmi. Sono egoisti, disinteressati, basta che stiano bene loro nei propri piccoli confini e il resto che si fotta.


E così, leggere i consigli sul pensiero prima di parlare mi ha fatto fare un esamino di coscienza.

Le mie parole sono state vere? Si,alla prima voce posso rispondere sì (dai che inizio bene).

Sono state di aiuto? Mmmh, vediamo. In alcuni casi immagino di sì, quando mi sono confrontata, quando mi sono aperta e ho ascoltato davvero, col cuore.
In altri, onestamente, no. Sono state uno scavare per curiosità, che forse non è servito a me né agli altri.

Sono state illuminanti? Uh, dovrei chiederlo. L'altro giorno un amico ha detto "se' 'n fenomeno e 'na sorpresa", vale? Non lo so davvero, se le mie parole siano illuminanti. A volte credo di avere intuizioni che riguardano la mia vita, e magari le comunico e ispiro anche qualcun altro. Ma è una sensazione che ci si porta dentro, soprattutto.

Sono necessarie? Qui casca l'asino. Io non parlo (solo) per necessità. Anzi, per necessità più spesso taccio. Io parlo per chiarire, per specificare, per desiderio di approfondimento, (talvolta) per fare la puntigliosa, per chiarire il mio punto di vista -se penso che all'altro interessi, ça va sans dire.
Ma non sempre ciò che dico è necessario. Anzi, a volte io mio modo di fare un po' secco renderebbe necessarie meno parole e più carezze.

Sono gentili? Le mie parole sono gentili? Argh. Temo di no. Non sempre, diciamo che le mie parole sono chiare, nette, spesso precise e azzeccate... ma gentili, purtroppo, a volte non lo sono affatto.
E mi fa male dirlo, vorrei essere una di quelle persone dolci, accomodanti, piene di leggerezza che si fanno amare anche solo per il modo in cui si pongono. Invece sono una specie di caterpillar che a volte, mentre parla, si accorge di lasciar graffi addosso a chi ascolta ma non si ferma, perchè certe cose vanno dette e perchè quella persona deve sentirsele dire.
Per il suo bene.
For the greater good.



Ecco, forse conviene che questa lavagnetta "Think" io me la stampi e me l'attacchi molto vicina agli occhi, in modo da ricordare che parole che sanno di buono sono molto più semplici da digerire di parole acide o pesanti.

lunedì 18 giugno 2012

To Rome, with love.

Per me, Roma ha rappresentato un po' il fidanzatino di svariati anni fa, quello a cui paragonavo tutti gli altri uomini con cui avevo storie.

Così come lui era, ai miei occhi, la perfezione assoluta (ah, il potere ottenebrante di un idilliaco innamoramento, basato su tanta, soffice aria fritta!) così Roma rappresentava la città ideale, quella sì caotica, sì piena di traffico e magari un po' sporca e troppo piena di gente e con i mezzi che passano una volta ogni morte di papa e tanto però il papa non muore mai, MA bellissima.

Dopo essere stata insieme al suddetto fidanzato mi sono accorta della cecità delle mie idee, e di quanto un preconcetto possa rivelarsi infondato alla (dolorosa) prova dei fatti.
Allo stesso modo, dopo aver vissuto due mesi a Roma durante un meraviglioso inverno di qualche anno fa, mi sono accorta di quanto sia impegnativa da vivere, di come siano comprensibili le lamentele di chi la vive quotidianamente e si scontra con difficoltà e disservizi e ritardi e tutto il resto.


Per mia fortuna, ho smesso di fare quell'operazione dannosa di paragone fra i luoghi (e le persone) e sto imparando a scoprire ogni cosa per ciò che è.
Nel caso di Roma, una città davvero bella, non facile ma piena di fascino.


Pochi giorni fa ho avuto occasione di tornarci, invitata da un'amica, rivivendo un sacco di emozioni già conosciute e scoprendone di nuove.
Lei mi ha accompagnato nel mio vagabondare, mi ha fatto conoscere posti nuovi, ha riso e parlato con me. Fare queste cose in una cornice così bella è senza prezzo!


 




Il caldo intenso dal cielo senza una nuvola, pulitissimo e brillante.
I muri e i cancelli ricoperti di gelsomino, che profumano l'aria della sera, dopo lo smog del centro.
Le strade nuove, e quelle vecchie, e quelle antiche.

Le piante che regalano un po'  di ombra e di fresco, mentre la polvere dei giardini ti resta attaccata ai piedi.





















E poi una visita alla Galleria Nazionale di Arte Moderna, dentro Villa Borghese, dove sono andata a godermi la mostra Headlines di Andy Warhol.

La location è bellissima, le opere interessanti, e mi sono letteralmente innamorata del pavimento in specchio del salone centrale, tutti camminavano con gli occhi incollati a terra per ammirarsi da una prospettiva diversa!


















E come ammirare la bellezza sconfinata di questa città senza passare per la sua arte e le chiese.
Diverse, anacronistiche, alcune tanto ricche ed opulente da sembrare quasi troppo pesanti; altre scarne e fresche, che offrono un po' di penombra dalla calura esterna.

Ogni luogo sembra riportare indietro di secoli interi.














Insomma, dovrei ringraziare la città per avermi accolto, come sempre, con un bacio in fronte;
e la mia amica, che è stata un'ospite splendida, anche se doveva lavorare e la sera eravano entrambe stanchissime ma ancora piene di parole da dirci;
e la bella Dabo,che ha diviso con me una passeggiata per il mercato, un cocktail fresco e tante chiacchiere piacevole mentre MustelaPandala rideva e si mangiava noccioline :)


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...