Certe cose non cambiano mai.
Altre, per fortuna, sì.

martedì 12 giugno 2012

Ne riparliamo.

Arriva il momento in cui le idee si accavallano così furiosamente nella testa, e creano tanta di quella confusione che ti dici: bon, devo cambiare prospettiva.

Ho sempre pensato alla prospettiva come alle finestre di una grande casa: a seconda di quella da cui ti affacci vedi paesaggi diversi.

Sei sempre tu, e la casa è sempre la stessa: eppure da un lato puoi avere una vista migliore che dall'altro, o più viva, più colorata, più rilassante.
Comunque diversa.

E così mi sono detta che un cambio di prospettiva può essere (o forse deve...?) rimettersi a guardare le inserzioni di lavoro.
Certo, è quasi sport nazionale per un sacco di gente, oggi, specie giovani.
Ma un'occhiata uno deve pur darla, e magari aiuta a crearsi un'idea realistica delle cose che si possono/vogliono/potrebbero fare.

Quindi, via ai vari siti in cui ci sono annunci di ogni tipo, dal tornitore - mi manca giusto l'esperienza per capire cosa faccia, un tornitore - alla segretaria con richiesta la terza media - terza media? - alla promotrice di prodotti dietetici e di bellezza - ops! temo mi manchi la forma fisica per farlo, sarebbe come andare dal parrucchiere pelato... - a sa il cielo quante altre cose.

Quello che mi ha sorpreso di più vedere, forse perchè non le ricordavo anche se certamente le avevo già viste, sono le foto che accompagnano le proposte di lavoro.





Gruppi uniti e sorridenti (possibilmente multietnici, dai che ci presentiamo come di-metalità-aperta e pronti-a-vincere-la-sfida-con-il-futuro-interraziale) di persone che sembrano godersela un mondo, vestiti e incamiciati anche se si tratta di far girare una manovella per 8 ore al giorno in un capannone.

Si potrebbe anche discutere sul non vedere una proposta chiara o definita, sulla collocazione che è città centralissima (ops, la sede poi è in una ridente località a solo 56 km perduta nelle lande deserte, ma se non soffri l'auto ce la puoi fare ad arrivare ogni giorno!) o sulla difficoltà di capire che cazzo di lavoro mi stai proponendo se nel settore mi scrivi Direzione-Commerciale-Marketing-Magazzino-Pulizia cessi e nelle competenze c'è scrivere in corsivo e costruire lo Shuttle.


Ho come l'impressione che la ricerca sarà lunga, affascinante e piena di simpaticissime sorprese.


Ma d'altro canto, se quel pirla di Frodo Baggins è riuscito ad arrivare a Mordor,
io ce la farò a trovare un lavoro!

giovedì 7 giugno 2012

La trasformazione della rabbia.

La serata è iniziata con una telefonata arrabbiata, nervosa, piena di scatti e di silenzi.

Ai due capi del filo immaginario io, una specie di gatta nevrastenica piena di paturnie, e un amico che mi spiegava il suo punto di vista parlandomi sopra, dicendomi che non capivo, e continuando a interrompermi.



Casomai ce lo si stesse chiedendo: NO, non è il modo giusto di affrontarmi quando tento (in malo modo, forse) di spiegarmi.

Alla base di tutto un senso di tristezza e delusione per come stanno andando le cose.
Per come le sto affrontando io.
Per quello che evidentemente non riesco ad esprimere.


Per il pensiero che non so più affrontare le cose nel modo giusto.
Faccio un esempio.

Tempo fa avevo raccontato di Ralph e dell'adozione della sua tomba al Cimitero di Guerra del Commonwealth. Quando ne avevo parlato ad un amico mi aveva espresso grande interesse per la cosa, dicendo che se fosse stato possibile gli sarebbe piaciuto fare altrettanto.
Pochi giorni fa ricevo una lettera in cui sono cordialmente invitata a partecipare alla commemorazione presso il Cimitero, evento durante il quale daranno in adozione nuove tombe.
Sicchè vado a trovare il mio amico e gli dico di questa cosa, dato che ricordavo la sua richiesta.

Mi ha risposto che sarebbe difficile, lui ha tante cose da fare (richiede una visita alla tomba minimo una volta l'anno. Una volta l'anno. Chi è così impegnato da non avere tempo un'ora di un giorno su 365?) e che comunque sperava avessi altro da raccontargli, tipo che avevo trovato un lavoro o pubblicato il libro.
Mi sono sentita una specie di ragazzetta scema che da importanza alle piccolezze, e ho rinunciato a spiegargli qualsiasi cosa. Ma sì, vah, prendiamoci un gelato insieme e poi andiamo a casa.


Ecco, le cose che mi succedono, per quanto siano sciocchezze, mi lasciano così.
Perplessa.
Un po' delusa.
E arrabbiata con me stessa, perchè sono io la sciocca che attribuisce loro più importanza di quanto necessario.


Ma ieri sera ho deciso che no, BASTA. Non si può fare così.

Ho preso il telefono e ho invitato un amico caro, una delle persone più positive e belle che conosca, a passare un weekend qui in occasione di UmbriaJazz.


Sono uscita con un'amica che non ho modo di vedere spesso, ma che ogni volta mi fa ridere e ci raccontiamo e ci incoraggiamo a vicenda.


E ho chiamato una persona che non sentivo ormai da mesi, approfittando del fatto che ieri era stata lei a cercarmi, e proponendole di vederci. Chissà che non ne esca qualcosa di buono!

Mi sono stufata di sentirmi rabbiosa e impotente.


Adesso mi rivoluziono tutta!



lunedì 4 giugno 2012

Amarcord.

Una delle cronache familiari che più mi fa sorridere, quando ci penso, è la chiacchierata fra me e mia cugina prima di partire per l'interrail insieme.

Siamo entrambe all'università, ognuna di noi alle prese con un periodo pesante (rapporti di coppia esplosi, esami che tartassano, stanchezza diffusa e casini vari) e un bisogno di fuga impellente, e chiacchierando in tono semi-isterico le dico "sono talmente fuori fase che piango per tutto, devo avere una perdita di lacrime in corso, non mi sopporto più!" e lei mi risponde comprensiva "non dirmelo, l'altro giorno sono scoppiata a piangere vedendo la pubblicità del cagnolino che corre dietro la carta igienica!"

Per capirci, lui.


A quel punto ovviamente ci è venuto da ridere, commentando quanto fossimo assolutamente alla frutta.


In questi giorni mi sembra di essere tornata indietro nel tempo.
Mi ritrovo a pensare cose pesantissime - non che ci voglia molto visto il periodo, apri un giornale e inizia a leggere una pagina a caso - e a piangerci su con un senso di impotenza che mi schiaccia e non so come sbattere via.
Il cane della Scottex non mi tocca più di tanto, ma il resto mi sembra un mare di melma di colore orrido da cui non si può uscire.


Stamattina ho letto la mail di un'amica, cui avevo scritto pochi giorni fa raccontandole un po' come andavano le cose. Le chiedevo anche come stessero andando a lei, e se era felice.
La sua risposta mi ha fatto pensare tanto.
Mi ha scritto che la felicità è riconoscere, anche quando si è tristi, il valore della propria vita; e credere profondamente che si è in grado di realizzare quello che abbiamo nel cuore.

Mi sono detta che in questo momento non è il non avere un lavoro, o un posto mio, o un compagno vicino, o dei nanetti in giro per casa che mi chiamano mamma urlando a millemila decibel, o la bicicletta che volevo comprarmio o sa il cielo cos'altro mi manchi; non è tutto questo, a farmi star male.

E' il non sentire profondamente il senso della mia vita, la capacità di svoltare, se voglio, in una direzione diversa.


Il futuro appartiene a coloro che credono nella bellezza dei propri sogni.
L'ha detto Eleonor Roosvelt, e la prima volta che l'ho letto mi sono detta: e quindi se non credo a niente, se i miei sogni mi sembrano carta straccia, le mie aspirazioni irrealizzibili, le mie ambizione troppo sciocche per parlarne, i miei desideri sconfinati e le mie abilità assolutamente insufficienti, che razza di futuro mi sto creando?

Che possibilità di riuscita ha chi per primo non crede in se stesso?


Alla mia amica vorrei dire grazie mille volte, per avermi ricordato che la felicità non è essere allegri e gioisi sempre, né vivere col sorriso stampato in faccia 24/7.
Ma ricordarsi, anche quando si piange, che si è comunque su una strada che si è scelto di percorrere e che la si sta facendo per arrivare ad una grande, immensa felicità.

venerdì 1 giugno 2012

I love your blog!

Liz e Seavessi mi hanno fatto un regalo, qualche tempo fa.
Mi hanno premiato con un award che mi ha fatto tanto piacere ricevere, e anche se mi ero ripromessa di ringraziarle presto il tempo mi si è sfilacciato fra le mani e arrivo solo ora.

Meglio tardi che mai ^_^

E quindi, eccomi qui a mostrarvi il nuovo arrivato!


Secondo me gli award nascono per permetterci di curiosare un po' fra le righe della vita dei blogamici, e anche in questo caso c'erano domande a cui trovare una risposta!

Quale'è la tua rivista di moda preferita?
Se iniziamo così faccio scena muta. Mi irritano tutte, hanno sempre quegli articoli sulla vita sana e le donne sexi hanno le curve e dietro i paginoni centrali di anoressiche under-18 con facce smunte. Ma andate sulla forca!


Chi è il tuo cantante o band preferito?
Direi i Radiohead, a pelle. Mentre di italiani Paolo Conte in testa e subito dietro Franco Battiato. Me li ricordo entrambi da quando ero una nanetta.


Chi è la tua Youtube Guru preferita?
What? Ok, se parliamo di persona che seguo con particolare piacere metto Nigella Lawson, per l'accento e la simpatia e la naturale maialaggine. Ovviamente non faccio le ricette suggerite, o sarei nota in famiglia come "il boiler".


Qual'è il tio prodotto di makeup preferito?
La matita per le sopracciglia! Ora la metto sempre, e anche se ci sono cose con cui ho iniziato prima (matita per gli occhi, mascara...) mi piace perchè mi sembra che le sopracciglia delineate cambino proprio il viso!


Dove ti piacerebbe vivere?
In un paese anglosassone. Per la lingua che adoro, la cultura che mi affascina. Diciamo che amando le grandi città privilegio Londra. Ecco, quella è la mia tana ideale ;)


Qual'è il tuo film preferito?
Mpfh! Domandina da nulla... Vabbè, ne metto un po'. The constant gardener, pieno di passione e tragedia e musiche stupende. Harry ti presento Sally, per il ritratto dell'uomo di cui mi potrei perdutamente innamorare. Eternal sunshine of a spotless mind (mi rifiuto di chiamarlo "Se mi lasci ti cancello!") perchè ha un romanticismo così spiazzante e prodigioso da lasciarmi basita, e quando li vedo correre sulla spiaggia innevata piango sempre. Fra gli ultimi, Inception mi ha frullato il cervello! Poi mille classici, ma son troppo da elencare. 


Quante paia di scarpe possiedi?
Un po'. Prima ne compravo tante e poi indossavo quasi sempre le stesse, ora non ne compro + ma le uso molto meglio! 


Qual'è il tuo colore preferito?
I colori freddi, in genere. Viola, blu, celeste carico e brillante. Ma anche nero. Comunque ho giornate assolutamente gialle & arancio da far paura!


E ora lo passo a qualcuno che, come me, dovrà spremersi un minutino il cervello per rispondere alle stesse domande!
Siccome mi sa che soo un po' in ritardo, spero di non spatasciarmi sul classico "oh che carina ad avermi passato l'award, sei SOLO la 16esima che lo fa!"

Nel qual caso chiedo scusa; sussù, prendetelo!

Nora
Dabo
Sfolli
Nina
Ilmondoatestaingiù (ti tocca dire quante scarpe hai, forza! :D )


Grazie ancora a Liz e Seavessi per avermelo dato, care.

mercoledì 30 maggio 2012

Un salto nei libri.

Devo ammetterlo.
Il mio desiderio di casa include alcune cose, diciamo di varia importanza, che spazio e soldi (tanti soldi!) permettendo mi piacerebbe avere.

Uno di questi, per dire, è la pianta di gelsomino (stavo per scrivere pergolato, ma anche solo un intreccio di rami profumati attaccati al muro mi soddisferebbe).

Un altro è il frigo con la spillatrice della birra incorporata (esiste. Giuro).

Un altro ancore è la stanza da lettura.

Lo so: l'idea di libreria in casa, oggi, corrisponde al glorioso modello Billy dell'Ikea, spesso in colore scuro o wengè, da montarsi rigorosamente smadonnando per le istruzioni in cirillico, turco-cipriota e svedese.

No, io parlo di una cosa così:

Ok, possiamo anche togliere il pianoforte (per quanto mi affascinerebbe provare a suonarlo!), comunque il succo è: un posto pieno di libri dedicato alla lettura. Non uno scaffale carico fra TV e armadi, ma proprio un santuario di silenzio, con tanta luce e tavolini per il tè e poltrone comode per accoccolarsi e dimenticare il mondo, là fuori.

Ovvio che questo magico mondo dovrebbe essere popolato di tutto: i personaggi letti tante volte da essere amici, quelli ancora da scoprire, saggi sulla preparazione dei budini e trattati storici sulla genesi di ogni cosa. E poi manuali per costruire tante cose, libri di architettura per innamorarsi di posti non ancora visti, vecchie copie di storie lette da bambini, regali...


Io, al momento, di libri me ne permetto pochi.
Sarà per tante cose, il poco spazio (gli scatoloni in garage con su la scritta "libri" non si contano), i pochi soldi, la congiunzione Urano-Saturno; fatto sta che oggi sono tornata nella gloriosa, amata biblioteca della Contea.

La biblioteca in Contea è quasi sempre vuota, mannaggialloro; ha ancora gli stessi scaffali di ferro colorato di quando io andavo alle scuole medie (giallo la letteratura straniera, blu quella italiana; verde i saggi, ecc) e i tavolini in finto legno scuro. Credo che le seggiole siano cambiate, ma non ne sono certa (so' passati quei 20 anni, giusto per gradire). E' legata ad un ricordo curioso, di quelli che anni dopo ti fanno pensare: ero proprio picia! La sola volta in cui ho saltato la scuola, alle medie, mi sono rifugiata lì, fra gli scaffali colorati, ostentando un'aria di innocenza profumata di vergogna.
La bibliotecaria, amica di famiglia, capito che non ero andata a scuola ha preso il telefono e ha chiamato mia madre, riuscendo a mettere nell'inevitabile confessione ("tua figlia è qui, sì, le;, eh no, si vede che non è andata a scuola, ma dai è una sciocchezza, vieni qui a prenderla e non farla star male, è già così in imbarazzo...") un po' di spirito d'avventura e di comicità.
Cara lei.

Oggi, a entrare lì e rivedere gli stessi ambienti, gli stessi scaffali carichi di libri sempre + consunti (ma anche nuovi e sgargianti) tuttora catalogati a mano (a mano! se prendi un libro te lo segnano sulla tua tessera con la penna!), mi viene quasi una botta di nostalgia.

E un pensiero.

Un sacco di gente oggi è in difficoltà. Anche se non ha veri e propri problemi economici, di certo ha meno soldi da dedicare alle spese in più, categoria in cui spesso rientra l'acquisto di libri.
Perchè le biblioteche non sono prese d'assalto? Perchè confondiamo il piacere di leggere qualcosa, l'utilità di conoscere una cosa nuova con il bisogno di possederla?

Durante il Salone del Libro a Torino camminavo fra gli espositori segnandomi titoli vecchi e nuovi che avrei voluto leggere. Sapevo che non li avrei comprati, ma volevo conoscerli lo stesso.
Oggi ho iniziato prendendone due in biblioteca.

Ci sono libri che si sente di dover avere; per citarne pochi, tutti gli Harry Potter e i romanzi di Eco, per me. Ma ci sono miliardi di pagine scritte che possono essere legge e godute e poi riportate, senza spendere soldi ed uscendone comunque più ricchi.

Perchè non approfittarne in modo deliziosamente spudorato? ;)
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