Solo uno sguardo diverso, una consapevolezza nuova.
E' sabato sera, sono in macchina a parlare con mia sorella. Il discorso cade sull'attività che faremo insieme domattina, e mi spiega che con noi ci sarà Pimpirilla, una ragazza che al momento sta attraversando una fase un po' difficile.
Difficile come?
Difficile economicamente (fosse l'unica, scatta il pensiero-cinico in automatico: con 'sta crisi, e i prezzi alle stelle, e prima di fare benzina ti viene da fare i confronti con 3 distributori diversi, ecc ecc); e aggiunge, ora mangia una volta al giorno.
Come?
Mangia una volta al giorno.
Mi stai dicendo che una persona che conosco, con cui ho parlato e parlerò ancora, ha da mangiare una sola volta al giorno? Non una figura generica e nebbiosa, di cui tutti conosciamo l'esistenza ma mai l'identità; proprio una persona vera, di cui conosco il nome, che abbraccio quando saluto, che domattina passo a prendere per andare insieme in un posto. Ecco, lei mangia una volta al giorno.
Non posso negare di averle paragonate, mentalmente, alle ennemila volte in cui mangio io. Lasciando perdere i pasti principali, mi capita di mangiare ogni volta che mi viene fame e a volte anche quando non ce l'ho, per noia, per nervoso.
Mi sono sentita come se m'avessero strappato una coperta dagli occhi. Le persone in difficoltà non sono solo gli anziani-che-non-arrivano-a-fine-mese, gli immigrati-col-lavoro-in-nero, i precari-senza-nessuna-garanzia. Queste figure mitologiche sono persone REALI, sono conoscenti, amici di amici, esseri umani con cui parliamo, spesso ignari delle difficoltà che affrontano.
Ieri sera ho detto a mia sorella: facciamole una spesa. Non risolve i suoi problemi, ma non mi sembra giusto che domani debba scegliere se fare pranzo o cena. Prendiamole quelle cose essenziali che prenderemmo per noi stesse. Le abbiamo riempito una busta con pacchi di pasta, fette biscottate, uova, minestra di legumi, marmellata, polpa di pomodoro e olio extravergine, e altre cose.
Lo so che non risolve il problema di nessuno, una bustata della coop. Lo so che fra 10 giorni quelle cose saranno finite, e a lei non sarà spuntata la piantina dei soldi sul balcone di casa.
Ma da qualche parte si può iniziare a cambiare le cose, e se in questo momento possiamo fare questo, beh, facciamolo.
Stamattina, quando siamo andate a prenderla, me la sono trovata davanti. Pimpirilla è più giovane di me, studia da fuorisede e mi parlava sorridendo degli esami universitari, dei 30 e 30 e lode che sta macinando con fatica e un impegno assoluto. Ha ascoltato i miei sproloqui sul libro e sul concorso, mi ha incoraggiato, ha sorriso delle mie speranze e paure. Mi ha raccontato un po' della sua vita. Non ha accennato alle difficoltà, d'altro canto non ci conosciamo così bene, e sono certa non sia una cosa facile da raccontare.
Ma io la sapevo, e non smettevo di pensare a quanta forza deve avere una persona per essere così serena e gentile e sorridente mentre (con tutta probabilità anche mentre parlavamo) ha fame.
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| Sono certa che Steve non parlasse di questo. |
Quando l'abbiamo riaccompagnata a casa, mia sorella ha aspettato qualche minuto e poi le ha portato su la busta con la spesa. Ha cercato le parole giuste per farle capire che non era carità, o un modo per sentirsi più bravi o migliori; non c'era autocompiacimento. Era una condivisione, dato che in questo momento potevamo e volevamo fare qualcosa insieme.
Quando è tornata giù le brillavano gli occhi, perchè ha detto che non solo non si era offesa, ma l'aveva abbracciata e aveva capito lo spirito con cui era stato fatto il gesto.
Dobbiamo guardare il mondo con occhi nuovi, e vedere davvero le persone che ci circondano.
Dietro a visi sorridenti o corrucciati, dietro espressioni tese o rilassate o assenti possono esserci difficoltà enormi che noi neppure immaginiamo.
Ma se possiamo fare qualcosa per modificare quella situazione,
noi facciamo qualcosa di grande.






